Natascia De Lucia

Disturbo cognitivo lieve

Il Disturbo Cognitivo Lieve (Petersen, 1999) rappresenta una sindrome piuttosto eterogenea, caratterizzata da una moderata compromissione cognitiva, in assenza di significative alterazioni della vita sociale e lavorativa (ovvero, le modificazioni cognitive non si associano a rilevanti e invalidanti difficoltà nella vita quotidiana).
La compromissione cognitiva può riguardare diverse funzioni cognitive, come le abilità di memoria (i.e., dimenticanze), dell’attenzione (i.e., facile distraibilità), del linguaggio (i.e., difficoltà a trovare le parole, a denominare gli oggetti), delle competenze visuo-spaziali (i.e., difficoltà ad orientarsi), o funzioni frontali (i.e., scarsa pianificazione, o scarso controllo e monitoraggio del proprio comportamento). Inoltre, i deficit cognitivi possono presentarsi in maniera isolata e riguardare una sola, specifica, abilità cognitiva, oppure manifestarsi in maniera associata tra loro, coinvolgendo più di una abilità cognitiva.

MCI

Nell’ambito del Disturbo Cognitivo Lieve, infatti, si distinguono quattro forme cliniche del disturbo:

  • Disturbo Cognitivo Lieve amnesico-singolo dominio: caratterizzato da un deficit selettivo della memoria a lungo termine
  • Disturbo Cognitivo Lieve non amnesico-singolo dominiocaratterizzato da preservato funzionamento mnesico e presenza di disturbi delle funzioni esecutive o delle abilità visuo-spaziali
  • Disturbo Cognitivo Lieve amnesico-multipli dominicaratterizzato da deficit di memoria associati ad alterazioni di almeno un’altra funzione cognitiva, come, il linguaggio
  • Disturbo Cognitivo Lieve non amnesico-multipli dominicaratterizzato dalla compromissione di più abilità cognitive, in assenza, però, di disfunzioni della memoria.

Studi recenti hanno evidenziato che nell’ambito del Disturbo Cognitivo Lieve la memoria risulta più frequentemente coinvolta. I soggetti con diagnosi di Disturbo Cognitivo Lieve riferiscono, infatti, che la propria memoria è meno efficiente rispetto al passato. Possono dichiarare difficoltà nel ricordare i nomi delle persone conosciute, di non riuscire a trovare facilmente le parole durante le quotidiane conversazioni, di non ricordare dove hanno riposto gli oggetti e di impiegare molto tempo nel cercarli, o di non riuscire a ricordare come portare a termine una attività finendo per rinunciarci e abbandonarla.

Sebbene queste alterazioni siano riferite direttamente dal soggetto, e confermate dai familiari, è necessario che la valutazione neuropsicologica standardizzata, che includa un esame delle abilità intellettive generali e delle abilità cognitive specifiche, evidenzi un reale malfunzionamento delle abilità cognitive oggetto delle lamentele del soggetto (ad esempio, nel caso della memoria, le dimenticanze riferite dal soggetto devono essere associate a prestazioni deficitarie alle specifiche prove neuropsicologiche di memoria).

La diagnosi di Disturbo Cognitivo Lieve, e della specifica forma clinica del disturbo, risulta fondamentale per la possibile evoluzione clinica del quadro clinico stesso. Infatti, si ritiene attualmente che il Disturbo Cognitivo Lieve sia una fase intermedia tra il normale processo di invecchiamento cerebrale e le prime fasi del declino cognitivo. Ad esempio, è stato osservato che  la forma amnesica-singolo dominio del Disturbo Cognitivo Lieve e la forma amnesica-multipli domini del Disturbo Cognitivo Lieve potrebbero evolvere verso la Malattia di Alzheimer, o la demenza vascolare. Inoltre, le forme non amnesiche (singolo dominio o domino multiplo) del Disturbo Cognitivo Lieve potrebbero evolvere verso altre forme di demenza degenerativa (ad esempio, se la compromissione interessa le funzioni esecutive si potrebbe configurare un quadro clinico di demenza fronto-temporale, oppure di variante temporale della demenza front-temporale in presenza di alterazioni delle abilità linguistiche, o di demenza con corpi di Lewy se la compromissione riguarda le competenze visuo-spaziali).

 

 

 

 

 

 

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